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ASCOLTO E DOWNLOAD   LETTERA SULLA CULTURA POPOLARE

Lettera aperta.

La cultura popolare ed il suo ruolo.

 

Sentire definire la cultura popolare e le proprie espressioni artistiche come qualcosa di negativo, di riduttivo o, se pretendono di coprire funzioni della cultura colta, addirittura  di offensivo, è cosa triste, eppure capita spesso.

Io in qualità di autore di un progetto di canzoni dialettali e quindi di musica popolare, come “ Il Canzoniere di San Severo”, mi permetto di obiettare.  

 

La prima cosa che va chiarita è che  una creazione artistica dovrebbe comunicare a tutti o comunque al più alto numero di persone possibile e non selezionare i destinatari,  e quando ciò riesce è segno che l’opera è ben fatta.

Si scrive, si suona, si dipinge… per condividere, non per distinguersi.

Parlando della cultura  poi, qualcuno afferma addirittura  che l’unica vera cultura è quella popolare. Pur non condividendo questa posizione così estrema,  va detto che un plusvalore che distingue la  cultura popolare   è la sua autenticità, la mancanza di sovrastrutture, e quindi la possibilità di accogliere ed esprimere verità spesso profonde  sia dell’individuo che della comunità, senza veli ne ipocrisie.
Quindi  un osservatorio dell’animo collettivo ed individuale  importantissimo.

La  cultura popolare diventa così un parametro per misurare la civiltà di una nazione. Più alto è il suo livello più alto sarà il livello di civiltà di un paese.

Pensiamo ad esempio ai paesi  del nord Europa o all’Inghilterra, li dove il teatro e l’opera sono comunemente  di accesso popolare. È evidente che c’è la volontà di condividere e di elevare, e non di usare la cultura e l’arte come  titoli di studio, cioè per pregiudicare e selezionare...

Disprezzando  la cultura popolare inoltre si disprezzano inevitabilmente le proprie radici.

Popolare è il dialetto, che caratterizza il nostro italiano e ci rende subito identificabili fuori paese.

Popolare  è la nostra cucina e la tradizione culinaria.

Popolari sono i concetti di mestiere, di arte, di lavoro e sacrificio, alla base di etiche e progetti di tutte le classi sociali.

Popolari ancora sono le comuni  radici contadine.

  

Sarebbe poi curioso discutere di che cosa è colto e di cosa  non lo è.

Pensiamo a come il teatro nei secoli passati fosse di accesso popolare grazie ai teatri pubblici, una specie di seconda piazza del paese,  mentre oggi è rivolto di solito ad un pubblico selezionato.

Pensiamo a come opere un tempo popolari oggi diventano “colte”  perché antiche, a prescindere dai loro contenuti oggettivi, come ad esempio è capitato alle tarantelle e a numerose opere teatrali dialettali. 

Pensiamo alle canzoni  d’autore che pur avendo contenuto e poetica rimangono “canzonette” perché contemporanee, o perché di successo popolare, e pensiamo alle opere liriche, inizialmente riservate alle corti e ad un elite di intellettuali e aristocratici, diventano puro intrattenimento con l’apertura dei teatri pubblici,  con testi che sono l’equivalente delle moderne telenovelas, e che pur non avendo spesso contenuti  letterari rilevanti, oggi ritornano opere colte perché eseguite in canto tenorile, in eleganti teatri e con costumi sfarzosi.

Pensiamo alle operette, le canzonette d’un tempo, che pur senza un necessario contenuto intellettuale, oggi sono di interesse colto per il fascino che suscitano nell’evocare i tempi passati.  

Pensiamo alle canzoni classiche napoletane, come ‘o sole mio, Turne ‘a Surriento ecc…, nate come canzoni popolari, passate poi alla tradizione e in fine accolte addirittura dal repertorio lirico, e quindi colto.

Pensiamo ai pittori naif, come Ligabue, dapprima nemmeno considerati pittori perché privi di tecnica accademica e poi rivalutati come “artisti  dal cuore sacro”.

Pensiamo ai film di Totò, considerati all’epoca filmetti, ed oggi apprezzati come esempi e scuola di comicità in tutto il mondo.

 

Allora  che cos’è colto e cosa non lo è?  Evidentemente la questione è mal posta.

Si dovrebbe piuttosto stabilire  che cosa è significativo e  cosa non lo è,  che cosa arricchisce e  cosa  no, salvando almeno l’arte dai pregiudizi.

 

San Severo, li 14-12-08

                                                                                  Nazario Tartaglione

                                  

 

PER ASCOLTARE I BRANI DIGITARE:

www.myspace.com/ilcanzonieredisansevero

 

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