HOME  -   NASCE IL CANZONIERE  - SCHEDE-   ASCOLTA I BRANI   IL CANZONIERE VOL. DUE    IL CANZONIERE E LE SCUOLE  RECENSIONI - MAIL INFO  AUTORE-  ARCH. SONORO PUGLIA

LETTERA  CULTURA POPOLARE  GRAZIE A...  ENOTECAANTICACANTINA   TESTI TRADOTTI E ACCORDI   ORDINA IL CD  INTERVISTA UNO - DUE   SAN SEVERO  LETTERATURA POESIE  FOTO

 

Intervistando 

Rubrica di approfondimento e cultura

a cura di Nazario Tartaglione

 

Mimì Morfeo, un sogno chiamato  Basket.

Di Nazario Tartaglione

 

 “Sole sul tetto dei  palazzi in costruzione, sole che batte su un campo di pallone, e terra  e polvere che tira vento e poi magari piove…” ed è proprio su un campo di pallone , come nei versi di De Gregori, che un gruppo di ragazzi ha incontrato Mimì Morfeo,  allenatore di basket giovanile sanseverese e talent scout.  Lui era li per cercare qualcuno che gli ricordasse la sua  più grande scoperta, fatta nel settembre 1971, il campione Walter Magnifico, rincorso negli sguardi e nelle corse di ognuno. Era la primavera del 1982, quella dei Mondiali di calcio in Spagna, la primavera dei gol eleganti  di Paolo Rossi, della difesa a muro di Bettega, dei lanci mozzafiato di Cabrini, dei dribbling a bordo campo di Conti,  della saggia regia di Scirea, della sapiente  pipa di Bearzot e del sorriso da partigiano di Pertini, quando Mimì scelse qualcuno di loro e lo invitò agli allenamenti al palazzetto di via Marconi. Ci andarono e fu un’esperienza entusiasmante. Allenarsi nel mitico e allora unico palazzetto della città, tra il rimbombo dei palloni da basket, quelli veri, di pelle, con le venature e con la marca stampata sopra, indossando  i completini originali della squadra, tra le urla dell’allenatore e l’odore delle scarpe da ginnastica a confondere gli sguardi di quei ragazzini che non volevano far altro che scappare tra le strade assolate della bella stagione . Ed è proprio la primavera che  fa tornare alla mente Mimì, un sognatore e come tale in continua rinascita. Lui non era soltanto un allenatore, ma era un uomo che si dedicava al suo sogno, e che ti portava per mano in quel  mondo fatto di fischi feroci che segnavano la fine di una partita, di palestre scolastiche deserte o stracolme di pubblico, fatto di vittorie sudate, di sconfitte cocenti, di spogliatoi maleodoranti e docce fuori uso, di viaggi in piccole utilitarie per arrivare a questo o a quell’ incontro, in tempo e prima dell’avversario, fatto di amicizia e complicità. Era questo Morfeo, che durante i viaggi in macchina per la provincia  raccontava della sua giovinezza, delle sue peripezie, indicando i luoghi e le date precise. Sono il suo sorriso ed il suo ghigno rabbioso,  quelli che li mettevano in fila, quasi tremanti,  a riempire i loro  occhi di adulti, adesso, insieme ai suoi schemi, alle sue sostituzioni improvvise, ai suoi rimproveri e alle sue pacche sulle spalle quando giocavi bene. Generoso, è questa la parola chiave, si, generoso verso gli altri e verso uno sport che gli ha dato tanto e a cui lui ha dato il suo cuore. Una disciplina  nata per caso, nel 1891 negli Stati Uniti d’America,  per la necessità di continuare gli allenamenti di baseball e football durante l’inverno, grazie a  James Naismith, medico e  insegnante di educazione fisica canadese,  che non avrebbe potuto far altro che applaudire se avesse saputo di un allenatore  pugliese che cento anni dopo la sua invenzione, avrebbe corso la nostra provincia in lungo e in largo stringendo tra le mani un pallone da basket per  far accendere e brillare gli occhi dei suo giovani giocatori,  e che non avrebbe potuto far altro che  abbracciarlo come un vecchio amico se  l’avesse visto ai lati del campo,  in perfetta tenuto da allenatore, sotto i suoi capelli sempre ben curati, fischiare e urlare gli schemi ai suoi ragazzi, senza tregua, senza posa, fino all’ultimo secondo, fino all’ultimo respiro, fino all’ultimo tiro. Un occhio al campo ed uno alla panchina, per tenere tutti sul filo del rasoio, sorrisi e  occhiatacce, rimproveri e incoraggiamenti, tutto insieme, tutto masticato e respirato nell’affanno  di uno sport genuino, padre di gare schiette, come le sue parole. Grande maestro di sport, già  vice allenatore della Cestistica e  responsabile del settore giovanile, Morfeo  ha allenato anche il glorioso G.S. San Bernardino,  accompagnando generazioni di giovani ginnasti sulla scia del basket dauno per circa quarant’anni, scoprendo insieme a Walter Magnifico i talenti  Donato Di Monte, Nicola Foschini, Gianni D'Orsi, Ciro Rotondo, Franco Crudele e Mario Del Vicario, ma nonostante questo sempre  alla ricerca di nuove leve,  di nuove speranze, che scrutava a fondo,  fino nei pensieri. Si perché lui voleva conoscerli, voleva capirli, per sapere come comportarsi con ognuno e  tirare fuori le loro doti ed il loro  talento. Un rapporto di grande umanità e di grande generosità, che oggi si stenta a trovare, sia nello sport che altrove. Un romantico, un cavaliere d’altri tempi, Mimì, innamorato della vita e della gente, a cui non si negava, incoraggiando chiunque, con l’ autorevolezza necessaria a gestire tanti ragazzi, a formarli con metodo e serietà, ma anche con allegria, quando era la musica a scandire il ritmo dei suoi allenamenti, con canzoni che gli atleti dovevano seguire per modulare i  loro schemi, i loro arresti, i loro lanci, i loro palleggi, quasi come in una danza, in una coreografia che nasceva dalla sua infinita passione,  a testimoniare che un uomo  ed il suo sogno non si separano mai, uniti  fino alla fine,  fino all’ultimo canestro, fino all’ultimo fischio. Ciao, Mimì, e grazie di tutto.