HOME  -   NASCE IL CANZONIERE  - SCHEDE-   ASCOLTA I BRANI   IL CANZONIERE VOL. DUE    IL CANZONIERE E LE SCUOLE  RECENSIONI - MAIL INFO  AUTORE-  ARCH. SONORO PUGLIA

LETTERA  CULTURA POPOLARE  GRAZIE A...  ENOTECAANTICACANTINA   TESTI TRADOTTI E ACCORDI   ORDINA IL CD  INTERVISTA UNO - DUE   SAN SEVERO  LETTERATURA POESIE  FOTO

 

Intervistando 

 

Rubrica di approfondimento culturale

a cura di Nazario Tartaglione

 

Marina Niro.

RIPARTIRE DALLA PROPRIA TERRA.

 

di Nazario Tartaglione 

Andare lontano dalla propria terra può portare a staccarsene definitivamente  o ad innamorarsene. È quello che è capitato alla Dott.ssa Marina Niro, antropologa e mediatrice interculturale che in quel di Venezia ha sentito  il valore della propria cultura e della propria storia, tanto da intraprendere un percorso universitario col fine  scavare sempre più a fondo nelle  radici per svelarne il senso e condividerlo, esercitando un servizio prezioso per ogni comunità e territorio, concretizzatosi in scritti  e pubblicazioni oltre che in un  pronto attivismo associativo.

 Ma proviamo a conoscerla meglio in questa intervista.

 

Perché questo legame col territorio? 

Non sei tu che cerchi l’argomento della ricerca ma è lui che sceglie te.

 Allontanandomi ho scoperto il valore della mia terra, riuscendola a vederla diversamente, ed ho sentito il bisogno di comunicarlo agli altri, di fare chiarezza su tanti luoghi comuni che ne davano un’idea sbagliata, affogando tutto nei soliti stereotipi, come nella taranta ad esempio.  C’erano delle cose che andavano specificate.

 

Qual è la ricchezza della nostra terra?

La nostra storia, che purtroppo è rappresentata attualmente da un revival di fenomeni e di espressioni folcloristiche, soprattutto musicali, che diventate moda non permettono di comprenderne veramente il valore.  

 

Che ruolo ha la moda folk nella valorizzazione della nostra storia?

Da un lato ha un ruolo  positivo perché si parla della nostra cultura e questo è importantissimo,  ma è il modo sbagliato, perché nella moda se ne perde l’essenza, il  contesto storico culturale. Cosa si dovrebbe fare secondo te per superare i limiti della moda? Coinvolgere la gente non solo come spettatore ma come parte attiva, con dei laboratori, per esempio, che ci sono ma sono marginali.

  

Se tu dovessi spiegare il valore della nostra cultura cosa metteresti in luce?

 Tutto ciò di cui oggi si ha vergogna.

La magia popolare, considerata una cavolata del passato, e recupererei la storia orale per superare l’idea che la cultura  debba essere qualcosa che parta dall’alto, di elite,  altrimenti non ha valore. Se non si recupera l’orgoglio ed il rispetto della propria cultura, si può comunicarne il valore senza rimanere imbrigliati nei fumi delle mode? La moda è un momento utile e necessario per riscoprire l’autostima, ma non è l’obiettivo finale. Permette l’attenzione verso l’argomento, che finalmente viene preso in considerazione, ed è a quel punto però che bisogna  lavorare sulla qualità del messaggio.

 

Qual è il tuo contributo a proposito?

 La mia attività culturale con le associazioni La famiglia e Terra mia, le ricerche,  gli articoli  e le pubblicazioni.

 

La tua ultima pubblicazione?

Il libro  Sacro e Profano, Sant’antonio Abate ed il maiale, tradizioni, sagre e folclore di San Severo e dintorni, edito da Grenzi editore. E’ tra i  primi  libri del genere sul nostro territorio, seguendo  l’esempio illustre dell’antropologo Alfonso Maria di Nola, che ha svolto una ricerca simile  per l’Abruzzo.

 

Tra le altre, quali ricerche ci segnali?

 Un piccolo Saggio sulla  prospettiva antropologica della Festa del Soccorso,  nato dalla sollecitazione di un professore che mi chiedeva  delle tradizioni della  mia terra, facendomi capire che potevo trovare le stesse verità, gli stessi valori che cercavo altrove proprio sotto i miei piedi, per giungere così ad una analisi sullo scazzamurrillo, che sta ottenendo attenzione in Canada.

  

Come arrivi alle tue conclusioni? Come osservi il tuo territorio? 

Ponendomi come spettatrice, osservatrice attiva della mia terra, pur appartenendoci. E’ fondamentale riuscire a collocarsi  su una linea immaginaria di equilibrio e di confine, che ti offre  punti d’osservazione nuovi,  necessari alla ricerca.

 

Antropologia e interculturalità. Identità e incontro come si abbinano?

 Conoscere l’altro aiuta a conoscere se stessi e ad aprirsi. Per la filosofia universale la ricerca deve mettere in luce gli aspetti  comuni alle diverse culture, le verità condivise, e su queste basare l’incontro e la crescita. L’ integrazione  si realizza realmente quando si accetta un  contributo dall' altra cultura.

 

 Che ruolo ha il dialetto  nella tua ricerca?

E’ la fonte orale principale. Intervistando gli anziani non si può prescindere dal dialetto. Scopri il suo valore storico e di identità.  

 

In bocca al lupo per il tuo lavoro e grazie per questa intervista.

 Grazie a voi.