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Intervistando
Rubrica di approfondimento e cultura
a cura di Nazario Tartaglione
Mastro Giuseppe Di Bisceglie.
Miniatura che Passione..!
di Nazario Tartaglione
Quello del miniaturismo, cioè della riproduzione in scala di oggetti, è un hobby diffuso in tutto il mondo e per diversi articoli. C’abbiamo gli appassionati di aerei che passano giornate intere a costruire alette planando su paesi mai visti, o quelli pazzi per le automobili che immaginano folli corse su auto poco più grandi di una mano, poi ci sono i fissati con i treni, quelli a vapore, quelli elettrici, a carbone, che fanno viaggi memorabili e poi c’è chi va a spasso con l’immaginazione in stanze o in edifici interi, magari storici, tanto grandi da reggersi su un tavolo. Ma non in tutti i paesi la riproduzione viene vista allo stesso modo. In Inghilterra ad esempio si pretende che una miniatura se fotografata non debba distinguersi dall’originale, al contrario dell’Italia, in cui l’apporto della fantasia risulta essere maggiore. Insomma, cen’è un pò per tutti. Entrare nella bottega di un artigiano, vedere un uomo che lavora assorto, osservare le sue mani indurite e sapienti che si muovono tra martelli, chiodi e pialle, sentire lo stridere del ferro sotto i colpi precisi, annusare l’odore acre del metallo, immergersi nel suo colore grigio, posando i piedi sul cemento crudo e su travi di legno, per ritrovarsi all’improvviso davanti a decine di composizioni in miniatura, proiettato nel primo novecento. È questo quello che capita entrando nella bottega di Mastro Giuseppe di Bisceglie, miniaturista sanseverese, tra i più apprezzati del territorio,
specializzato in miniature e riproduzioni d’epoca, vero e proprio artigianato artistico, legato strettamente alla nostra cultura e al nostro territorio. Nato artigiano edile ha sempre sentito l’impulso creativo sin da ragazzo, quando provava a realizzare dei piccoli film con le prime macchine da presa.La miniatura in particolare nasce oltre venti anni fa per una sfida. “Non credevano che fossi capace di riprodurre un aratro. Io ho accettato realizzandolo ed appassionandomi.”Ma la passione spesso conduce a soddisfare le proprie voglie cantava De Andrè e così Mastro Peppe ha soddisfatto la sua creatività con riproduzioni di utensili d’epoca, veri e proprie gioielli storici, come portavasi e specchiere, passando per rifacimenti di cannoni e giungendo ai primi crocifissi. Ma se è vero che il primo amore non si scorda mai, il cuore del suo lavoro sono rimasti gli aratri. Le riproduzioni riguardano modelli di vario genere, sia recenti che non, medioevali, ottocenteschi, italiani, francesi ed europei in generale, documentati con tanto di foto e scheda per ognuno. “Mi procuro le foto che uso come modelli e pretendo che alla fine la miniatura sia fedele all’originale e funzionante.”Si, avete capito bene, funzionate! Perché non gli basta la posa, devono essere efficienti le sue miniature.“E’ affascinante vederli all’opera, solo così ho la certezza di aver fatto un buon lavoro.” Aggiunge orgoglioso il mastro, mentre mette a posto i suoi attrezzi da lavoro, accompagnandomi e spiegandomi che ogni aratro è diverso ed ha una propria meccanica, adatta a terreni specifici. C’è l’aratro per il terreno collinare o quello per il pianeggiante, quello a vomere e quello a versoio, un altro per i terreni argillosi, e verificare il corretto funzionamento della meccanica è fondamentale per la credibilità del suo lavoro. La funzionalità quindi garantisce la forma, la forma di quegli amati aratri che gli ricordano un passato genuino, dove a trainare era il cavallo, con l’aria pulita ed il cibo sano. Un legame con la campagna quello di Mastro Peppe che non si spiega se non per il richiamo atavico che la Madre Terra ha su tutti noi. “Non ho mai fatto il contadino, ma credo che tutti abbiamo un legame con la terra . Tutti veniamo dalla terra e grazie ai suoi frutti possiamo nutrirci. L’aratro entra nel terreno, va a fondo, è a stretto contatto con esso.” Precisa l’artista, che svela così la sua riconoscenza ed insieme una molla del suo lavoro e che proseguendo nel viaggio tra le sue opere mi spiega il rapporto che ha con questa attività, in cui riesce finalmente ad esprimere alcune sue capacità, mettendosi alla prova, tirando fuori il meglio di se e realizzando una involontaria testimonianza della civiltà contadina, che dagli aratri passa ad affascinanti lavabi d’epoca con specchiera e brocca. Gli chiedo se erano gli stessi che c’erano nelle case del primo novecento e lui mi risponde, ferendomi, che non c’erano in tutte le case, ma soltanto in quelle dei ricchi. “La gente comune si lavava in una semplice bacinella, senza specchio, ne brocca.” Precisa malinconico. Aratri, lavabi, armi e crocifissi, tutto fatto passando per il ferro, una materia così dura e fredda e pur così duttile nelle esperte mani di Mastro Peppe, che la piega e adatta alla sua volontà, emozionandosi nel vederla prender forma passo dopo passo, e trasformandola per una volta anche in un’aula scolastica, con tanto di banchi e sedie, astuccio e corredo del tempo, finestre, cattedra, pavimento in stile originale e lampadario. Che dire allora? Miniatura, che Passione!